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Cosa fare quando alle 6,00 del mattino di un venerdì di agosto non hai più sonno? Risposta: vai a farti un giro in moto! All'inizio doveva essere qualcosa del tipo "esco, fra un paio d'ore sono a casa!" ed invece è diventato qualcosa di più interessante.

Itinerario: Casa, Passo San Marco , Sondrio, Passo Aprica, Edolo, Passo Mortirolo, Bormio, Stelvio, Bormio, Passo Gavia, Passo del Vivione, Passo della Presolana e poi, finalmente,di nuovo a casa.
Durata del giro piccole pause comprese: 12 ore.
Distanza percorsa 500,4 Km.

Questa è la cartina del giro:

Alle 6,25 sono già in moto, bello impellettato e preparato al peggio (tuta antipioggia, micropile, etc..). Per arrivare al Passo San Marco si percorre la Val Brembana, il traffico è notevole ma scorrevole, nei giorni feriali dei mesi "normali" le code sono infernali. Vado abbastanza disciplinato fino a Mezzoldo, poi la strada si libera e si incomincia a salire su per i tornanti. I giri del motore salgono, le velocità anche. In un baleno sono in cima a quota 1992 mt. (non senza aver evitato un gregge di capre che ha pensato bene di posizionarsi dietro una curva cieca a destra... Mannaggia a loro!):

In Valtellina la visibilità sembra critica, ma sono solo le 7,15 per cui si spera in un miglioramento.

Il chioschetto del caffè è ancora chiuso, non rimane che risalire in sella per scendere a Morbegno. Qui decido di andare verso Sondrio a farmi un po' di passi anzichè tornare a casa lungo il lago di Lecco. Purtroppo la statale che porta a Sondrio e prosegue per le più belle ed alte strade lombarde è piuttosto noiosa, pericolosa e lenta. In compenso ho il tempo per programmarmi il tragitto e pregustarmi mentalmente il resto del percorso. Arrivo a Teglio e svolto a destra: si sale all'Aprica. La salita è breve ma molto bella, quasi tutta a due corsie con ampi curvoni intervallati da alcuni tornati. Divertente! L'Aprica di per se non è niente di speciale però finalmente posso "caffettarmi".

Si scende a Edolo e mi preparo per la mia "prima volta": il Passo della Foppa anche detto Mortirolo!Non ci sono mai passato! Si può arrivarci da varie parti, io scelgo di salire dalla Valle Camuna deviando a sinistra lungo la statale che porta al Passo del Tonale. La strada non è molto "motociclistica", ma questo già lo sapevo. In compenso i panorami sono degni di nota. Si sale fino a 1800 metri.

Incontro un ciclista olandese con il quale scambio due chiacchere. Era partito il giorno prima da Merano ed è arrivato a Bormio attraverso lo Stelvio. Il Mortirolo era la sua prima tappa della giornata... Sarebbe rientrato a Bormio passando dal Gavia... Un mito! Qui sono un intruso nel regno dei ciclisti! Ed anche le scritte di incoraggiamento sull'asfalto lo testimoniano.

Scendo verso Bormio godendomi dei bellissimi panorami che la strada a mezzacosta mi offre.

Viaggiando verso Bormio i nuvoloni si fanno minacciosi ma ormai pregusto il piatto forte del giorno. Lo Stelvio! Qualche settimana fa' l'ho mancato in quanto... Chiuso per neve! Dopo Bormio si svolta a destra ed incomincia la goduria. Nel fine settimana la strada è una baraonda di auto, moto e biciclette... Oggi il traffico è praticamente assente e la zetina può dare tutta se stessa. 36 tornanti portano in un baleno al più alto passo d'Italia (2752 metri), per pochi metri secondo a livello europeo dietro al Col de L'Iseran (2770) ma più bello dal punto di vista motociclistico per quanto rigurda strada ed asfalto.

Arrivato lassù mi fermo ad ammirare la salita dal lato lombardo.

Poi risalgo i 50 metri che mi separano dal passo vero e proprio.

Il passo in se non è niente di speciale... Sembra quasi un suk arabo in alta quota!

Parcheggio la zetina in buona compagnia per farmi un giretto, qualche foto e soprattutto il panino wurstel, crauti, senape e pane nero di rigore da queste parti (6 euro e 50 bottiglietta d'acqua compresa, mannaggia!)!

Un pensiero anche a loro!

Dopo aver divorato il panino (buono però!) mi giro un po' intorno. In questo posto ci sono stato tantissime volte ma in ogni occasione mi incanta. Il piccolo Tibet.

La salita dal lato Altoatesino. Si notano i nuvoloni minacciosi...

Rimango incantato una decina di minuti dalle bellezze dell'Ortles che vigila il passo dall'alto dei suoi 3800 metri e risalgo in moto. Avvio la zetina e dopo un paio di tornanti si entra in nube ed incomincia a piovere. Sembra di essere in aeroplano. Non si vede nulla ma si va avanti lo stesso, senza strumentazione IFR ne tantomeno la relativa abilitazione! Mi infilo il completo antipioggia e piano piano scendo a Bormio. La zetina reclama la sua parte di "pappa" ed arrivato a Bormio mi fermo al distributore. Socializzo con due motociclisti, un belga ed un olandese, entusiasti di queste montagne... Li capisco! Sotto il diluvio universale riparto per il Gavia, attraverso Santa Caterina Valfurva, il paese natale di Debora Compagnoni, e poi salgo al Gavia... C'è una sorta di maledizione personale su questo passo... Non sono mai riuscito a farlo con un tempo decente... Ormai spero nel prossimo anno!

Siamo pochi ma buoni, nessun italiano (quelli sono tutti sui forum a parlare di carene)!

Mi ristoro al rifugio. Un bel ponch al mandarino sistema tutto. Giretto in bagno e due chiacchere con un paio di motociclisti tedeschi anticipano la discesa verso Ponte di Legno. Raggiungo la zetina e mi preparo a partire quando dalle nuvole, in mezzo all'acquazzone, spunta un altro ciclista olandese. Si ferma a due passi dal cartello del passo e mi chiede se gli faccio una foto. E' un onore! Che grande...

Scendo piano sul bagnato ed incomincia a spiovere. Verso i 1800 metri mi fermo a togliere l'antipioggia ed ammiro lo spettacolo!

Un po' di narcisismo!

L'asfalto si asciuga e sono quasi le tre. Incomincio a tirare. Poco prima di Edolo esco a manetta da un tornante, supero un auto, quando in fondo scorgo le FDO... Frenatona... Il finanziere mi guarda un po' male ma ha altro da fare, due auto si sono scontrate e stanno regolando il senso unico sulla corsia rimasta libera. Da Edolo scendo lungo la statale in direzione Brescia fino a svoltare a destra per il Passo del Vivione. Motociclisticamente non è niente di speciale, strada stretta, anzi strettissima (fino a 2,5 metri!) e curve cieche impongono la massima prudenza. Però si sale in mezzo ai boschi e su in alto il panorama non è male. Siamo pur sempre a 1800 metri di altitudine!

I nuvoloni incombono ma non sono più minacciosi.

Per chi non sa' orientarsi un cartello indica la direzione del prossimo paese.

Dopo un caffè al rifugio ridiscendo piano piano verso Schilpario e poi in direzione Bergamo. Mi fermo a Dezzo, a molti non dice niente, ma purtroppo è stato il protagonista di uno dei più gravi disatri italiani. Dalla valle dietro le case che si vedono in questa foto ...

... la mattina del 1° dicembre 1923 sono arrivati 6 milioni di metri cubi d'acqua fuorisciuti dalla diga del Gleno crollata dopo poche settimane dal suo riempimento. Maggiori info le trovate qua. 500/600 morti, la cifra esatta non si conoscerà mai! L'acqua arrivo fino al lago d'Iseo seminando morte e distruzione al suo passaggio!

Risalgo in moto. Affronto l'ultimo passo, la Presolana, sono solo 500 metri di dislivello che mi separano dai suoi 1297 metri.

Controllo la gomma posteriore è l'unica certezza è quella che questo è l'ultimo giro in cui mi accompagna. Ha fatto egregiamente il suo mestiere, da fine aprile ad oggi mi ha portato in giro per 10.000 Km di cui un terzo fatto in coppia e senza risparmiare sul gas (per chi interessasse sono delle Pirelli Angel ST).

Faccio un giro per il passo, da queste parti si danno da fare anche in estate. Mi verrebbe voglia di fare un giretto su questi giocattoli ma l'ora sconsiglia...

Da qui in poi tutto procede secondo l'ordinaria amministrazione. Strada statale fino a Bergamo, tangenziale e poi via verso casa. Lungo la strada mi imbatto in una lunga coda generata da uno scooterista caduto per conto suo o abbattuto da qualche auto. Lui è a bordo strada, rosso di sangue in viso e sul corpo. L'equipaggiamento tecnico, casco jet e canotta, hanno miseramente fallito.