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Negli ultimi 3 weekend di luglio i bambini raggiungono i nonni al mare ed io e mia moglie ritorniamo fidanzatini
in attesa trepidante del weekend da trascorrere in moto. Dopo il Trentino ed un giro fra Austria e Svizzera
piuttosto bagnato ed innevato (si, innevato in luglio, come testimonia questa foto fatta al Fuelapass (Svizzera)
la mattina del 17 luglio 2010!):

decidiamo di trascorrere l'ultimo weekend di luglio, appunto il terzo weekend da ri-neo-fidanzati, in Savoia.
Sarà una bella giostra motociclistica, una sorta di grande montagna russa tutta saliscendi! Questa è la mappa
del giro:

Questo il programma:
Giorno 1: Brianza-Cogne-Aosta
Giorno 2: Aosta-San Bernardino-Col de la Forclaz-Col de Montets-Chamonix-Megeve-Col de Saisies-Cormet de Roseland-Val D'Isere
Giorno 3: Val D'ISere-Col de l'ISeran-Col de la Madeleine-Col du Telegraphe- Col Du Galibier-Col Du Loutaret-Col du Montgenevre-Torino-Brianza
Chilometraggio totale: 995 chilometri.
Avvertenze: in molte foto ci siamo noi, non è smania di protagonismo, di solito i fidanzatini pensano a fotografarsi
vicendevolmente e dei paesaggi poco gli interessa! Facendo così, molte erano le uniche foto disponibili per
documentare singoli passaggi del viaggio!
1° Giorno
Partiamo alle 14,30 del venerdì, non capisco perchè ma la mia zavorrina non ama fare 500 Km al giorno, per cui la
mezza giornata di avvicinamento alle montagne renderà più leggero il viaggio. Fa un caldo boia ma sopportiamo.
Passiamo il casello di Milano in direzione Aosta ed a 140 Km/h indicati (130Km/h reali, come previsto dal CDS!)
mi pare ci sia qualcosa che non funziona! Dopo pochi minuti faccio mente locale: abbiamo dimenticato i tappi per
le orecchie! Mannaggia, ma bisogna andare avanti! Poco prima di svoltare per la bretella che collega la Milano-Torino
con l'autostrada per Aosta ci fermiamo a fare il pieno ed a prendere un caffè. Ci scambiamo i ruoli: divento
zavorrone e mia moglie prende il comando delle operazioni. Mentre mi godo il paesaggio la mia motociclista
preferita ingaggia un duello all'ultimo sangue con un... VW Trasporter combi che traina un carrello stracarico di
canoe! Dopo innumerevoli pieghe... praticamente verticali...ne usciamo vincitori ed in un baleno (si fa per dire!)
arriviamo al casello di Aosta. Il programma originario prevedeva l'immediata sosta in albergo e la visita della
città. Ma è presto e cambiamo programma. Andiamo a visitare il più bel castello della valle (vabbè, per chi conosce
la zona se la gioca con Fenis, ma è un altro genere): Aymaville, che si vede sullo sfondo con le sue 4 torri agli
angoli del massiccio quadrato dell'edificio centrale, è di una eleganza classica e slanciata caratterizzata daù
equilibrate architetture!

Mia moglie legge le indicazioni per Cogne ed insiste per andarci. Sono 15Km e l'accontento (potete immaginare il
motivo di questo suo sadico interesse tetro voyuristico degno di "Novella 2000"!). La strada è bella, tutta curve,
abbastanza ben tenuta e mi diverto malgrado l'andatura "zavorrata"! Arriviamo a Cogne ma non troviamo ciò che
cerchiamo (anche perchè, l'avremo saputo dopo, dovevamo andare fino a Montroz e non fermarci li!). In un misto di
imbarazzo e rassegnazione mi faccio fotografare a testimonianza del passaggio in quel luogo ameno e per altri versi
triste. Dopo ripartiamo per Aosta.

Contrariamente a quanto pensavo, Aosta è una bella cittadina, almeno nella zona del centro storico. Entro in una
ferramenta a comprare i tappi antirumore per il ritorno e poi ci dedichiamo alla visita. L'arco di Augusto:

L'anfiteatro romano ed il suo splendido contorno:

Cena in un localino caratteristico a base di polenta taragna e bistecca alla Valdostana il tutto inaffaito da un
ottimo Chambave della cantina La Crotta di Vegneron. Dopo cena con gelato, passeggiatina romantica e poi tutti a
nanna, domattina incomincia il bello!
2° Giorno
Alle 7 sono già in piedi pronto per la colazione. Fosse per me mi intuterei, prenderei un caffè e mi fionderei
sulla moto ma... mia moglie dorme ancora e non sembra voglia cambiare idea molto presto. Alla fine cede e scendiamo
per la colazione. Finita la colazione, risaliamo in camera, chiudo il baulone e scendo a fissarlo sulla moto. Di
fianco a me una copia di signori maturi preparano la loro BMW R1200RT per il ritorno a Torino. Noi partiamo alle
7,50 per il primo passo, il Gran san Bernardo. La prima parte di strada è una larga statale, a volte a doppia
corsia per senso di marcia, con curvoni divertenti e veloci sui quali e meglio non esagerare visto che la velocità
non è "trascurabile". Una quindicina di chilometri prima del traforo si svolta nella diramazione che porta al
passo. Andando dritto si arriverebbe al Tunnel che molto comodamente (almeno per le auto!) porta in Svizzera. La
strada per il passo è invece un cantiere quasi continuo fino a ca. 2000 metri di altezza. Quando va bene l'asfalto
è pieno di pietrisco, quando va male si viaggia praticamente sullo sterrato! L'ultimo pezzo invece è carino e
guidabile ma la zavorrina impone velocità ultrasicure e angoli di piega limitatissimi pena pesante scazzottatura
del mio tronco superiore! Il paesaggio è bellissimo ma la temperatura rigida ci ricorda le alte quote alle quali
stiamo viaggiando!

Alle 8,30 siamo al Passo con il suo bel lago azzurro (2473mt):

Foto di rito!

Ripartiamo in direzione di Martigny, una lunga discesa di una quarantina di chilometri. Poco dopo Martigny
ci fermiamo a fare una foto alla valle del Rodano.

Nel fondovalle i trenini rossi della ferrovie svizzere trasformano lo splendido paesaggio in un plastico da
ferromodellisti! Riprendiamo la moto e rapidamente raggiungiamo il Col de la Forclaz (1526 mt).

Tappa "pipi" per la zavorrina. Il paesaggio intanto incomincia a diventare "alpino" e fotogienico, Sullo sfondo il
"Glacier du Trient".

Si riparte e dopo mezz'ora si rimane folgorati dalla maestosa bellezza del Monte Bianco e dei suoi ghiacciai.

Siamo al terzo passo del giorno, il Col de Montets (1426mt) ma i nostri occhi sono come incantanti verso l'alto
ad ammirare la montagna più alta d'Europa prima di ripartire in direzione Chamonix.

Intorno a Chamonix il traffico è sostenuto, qualche coda qua e la che dribbliamo facilmente. Parcheggiamo
praticamente in centro (in divieto di sosta ma in buona compagnia internazionale: svizzeri, austriaci ed
italiani... se parcheggiano loro!) e via per una passeggiata turistica, sempre con l'occhio rivolto alla
spettacolare montagna bianca ed ai suoi ghiacciai.

E non siamo i soli!

Chamonix è una cittadina molto carina e piuttosto mondana senza avere l'opulenza "volgare" di Saint Moritz,
vale la visita. I puntini nel cielo non sono segni di sporco sull'obiettivo ma parapendio che volano in questi
posti magnifici! Quanto li invidio!

Siamo indecisi se fermarci a pranzo o ripartire, entro sera dobbiamo essere a Val d'Isere dove abbiamo
prenotato l'albergo e non vogliamo arrivare "lunghi". Decidiamo di recuperare la moto ed avviarci verso St. Gervais
e poi su fino a Megevè, altra splendida stazione sciistica (come tutte quelle della Savoia, a mio parere il
miglior "sky paradise" d'Europa!). In Francia la sicurezza stradale non è retorica. Guardrail "protetti" per
motociclisti sono presenti in praticamente tutte le curve! Lungo la strada mi assale un dubbio: "ci sarà olio
nel motore?". Sembra paradossale ma anni di lavoro nel settore Automotive hanno azzerato completamente quel
rapporto sentimental-paternalistico-protettivo che normalmente automobilisti e motociclisti hanno per i loro
veicoli. So' che i motori automobilistici non consumano olio e fanno tranquillamente 100.000Km senza cambiarlo
(a parte qualche Opel con il motore 1,9DTI100cv, ma è l'eccezione che conferma la regola!) per cui per me il
controllo del livello è un "non problema". Invece la zetina, come lo scooter, un po' d'olio lo consuma ed infatti
a Megeve mi fermo a verificarlo e sono praticamente al minimo. Entro in un vicino distributore e compro il primo
che trovo sapendo di far inorridire tutti i puristi per i quali se l'olio non costa 100 euro al chilo e non è
supersintetico extragalattico non vale una cippa! L'acquisto è un Total, pure un API SL e quindi molto buono.
Rabbocco mezzo chilo e poi do' retta allo stomaco che reclama un po' di cibo. Mia moglie insiste per acquistare
una baguette nel vicino supermercatino con la quale accompagnare un formaggio savoiardo ed un salamino. Buona
l'idea, peccato che quando ci accingiamo a mangiare scopriamo di non avere un coltello per tagliarli... Suggerisco
di usare la trousse di attrezzi della zetina ma la zavorrina inorridisce all'idea! Come trogloditi strappiamo
pane, formaggio e salame con mani e denti! Alla fine il pasto non è male e siamo pronti per il Col de Saisies
(1650 mt).

E' un posto splendido! Sul colle c'è un monumento commemorativo di una delle più ardite operazioni di
aviorifornimento della seconda guerra mondiale. C'è anche una lapide in onore del sergente Charles Perry che,
lanciandosi con il paracadute nel corso di quella operazione, si uccise schiantandosi al suolo per la sua mancata
apertura. Che triste morire in un posto così bello in un modo così drammatico e, se vogliamo, così stupido vista
la cruenza della guerra alla quale andava incontro!

Si riparte in direzione del colle francese più alto della giornata: Le Cormet de Roseland (1.967 mt).

Da qui si vede, sulla sinistra, il Monte Bianco che svetta all'orizzonte circondato dalle nuvole pomeridiane.

Qui non solo i motociclisti si divertono un mondo.

Siamo quasi arrivati alla nostra meta odierna. Scendiamo a Bourg Saint Maurice, dove ci fermiamo a bere una birra
in tutta tranquillità. La zona è frequentata da molti italiani che attraverso il passo del Piccolo San Bernardo
hanno vita facile nel raggiungere direttamente questi posti. Qui d'inverno si scia in un bellissimo comprensorio
(Les Arcs)! Dopo la birra ripartiamo per Val D'Isere e raggiungiamo rapidamente il lago di Tignes, un grande
bacino idroelettrico delimitato da una diga artificiale.

Verso la fine del lago, sulla sinistra ci aspetta il nostro albergo. E' un modesto due stelle, ma abbiamo
riservato una "suite", nulla in comune con quella di uno Sheraton (se non, fatte le debite proporzioni, il prezzo!),
ma la camera è pulita ed a differenza delle altre stanze dell'albergo ha anche il bagno (che lusso!) ed un
balcone con vista (veramente!!!) panoramica!

Anche il bagno ha un ampia finestra apribile che guarda le alpi e che permette una fantastica doccia panoramica!
Alla sera andiamo a Val D'Isere (4 chilometri) per la meritata cena! Il paese è deserto, d'inverno non l'ho mai
visto così! Troviamo un bel localino dove mangiamo un ottima tartare ed una buona insalata alla francese. Facciamo
un giro e leggiamo le inserzioni delle agenzie immobiliari. Se a qualcuno interessasse vendono un attico panoramico
arredato in stile savoiardo in centro a Val d'Isere... 100 mq in totale alla modica cifra
di... 1.250.000 euro... Caruccio in tutti i sensi, ma i prezzi da queste parti viaggiano su quelle cifre. Del
resto il domaine skyable
di Val D'Isere parla da solo per estensione e qualità di piste ed impianti. Già venti anni fa' da queste parti giravano le seggiovie esaposto a sganciamento automatico... Si torna in
albergo, un paio di Genepy ammirando il silenzioso paesaggio che si staglia davanti a noi, conciliano il sonno.
3° Giorno
Alle sei sono sveglio ed euforico. La giornata mi accoglie così!

Oggi è il grande giorno dell'Iseran,il più alto colle stradale d'Europa! Sveglio la mogliettina
che dell'Iseran "gli può fregar di meno" e scendiamo a far colazione. Ci aspetta un barattolone di
Nutella, baguette e croissant belle burrose. Mi abbuffo delle 3 cose dolci che mi piacciono di più
al mondo, pago l'albergo e scendo a recuperare la mia zetina nel garage. Come al solito parte al primo
colpo, fisso il Givi Maxia alla sua piastra e carico la zavorrina d'ordinanza ancora mezza addormentata. "Iseran
arrivo"! Alle otto del mattino attraversiamo Val D'Isere deserta come l'avevamo lasciata la sera prima e nel
giro di pochi minuti incominciamo a salire verso i 2770 metri del passo. La strada è un tornante unico, molto
sporca di sassi e senza protezioni laterali, il che incute non poco timore. Fa' freddo ma sottoguanti, antivento
e pile fanno il loro lavoro per tenere il corpo in temperatura. Si sale abbastanza piano senza incontrare nessuno
fino in cima.


E' presto, fa freddo ed il posto è praticamente deserto. Solo dopo una decina di minuti si sente una moto
divorare gli ultimi tornanti ed arrivare al colle. Sono due ragazzi francesi su una Z750S con i quali ci scambiamo
vicendevolmente le macchine fotografiche per immortalare i nostri faccioni davanti al mitico cartello.

Facciamo un giro sul passo, qui si sente l'aria leggera dell'alta montagna ed il panorama è impagabile.

Per raggiungere la prossima meta dovremo scendere da questa stretta valle.

Partiamo quindi in direzione di Bonneval Sur l'Arc dove la strada diventa larghissima e vellutata. Viaggiamo
veloci verso il Col de la Madeleine. Siamo a 1800 metri di quota ma non ce ne rendiamo conto, praticamente
transitiamo sul larghissimo fondovalle creato nei millenni dal fiume Arc. Il colle è praticamente
inesistente. Ce ne accorgiamo solamente per il cartello!

Da qui in poi si scende verso Lanslebourg-Mont-Cenis. Siamo indecisi: proseguire subito verso il col du
Telegraphe o salire al colle del Moncenisio per ammirare il panorama e dare un occhiata ai resti delleù
fortificazioni militari dell'ultima guerra. Decidiamo per la prima ipotesi (che era quella pianificata in origine!)
anche perchè il Moncenisio e le sue fortificazioni meritano una giornata di visita approfondita da programmare
nel prossimo futuro. E poi a me piacciono i giri circolari, salire e scendere dalla stessa parte mi da' fastidio!
Procediamo quindi lungo la noiosa statale che conduce a Saint Michel de Maurienne, città dalla quale parte l'assalto
al Col du Telegraphe. Appena svoltato sulla stretta strada in salita che porta al colle mi trovo davanti una
Mercedes serie S65 AMG da millanta cavalli e prezzo stratosferico costretta a seguire una pandina che lentamente
si arrampica sui tornanti senza nessun timore reverenziale. Li supero entrambi agevolmente e proseguo la salita
finchè un rombo indistinto di motociclari italiani mi coglie all'improvviso. In un decimo di secondo mi sfilano
un numero imprecisato di R6/R1 e CBR che ritroverò su al colle a discutere di mescole e carene. Il Telegraphe
è basso (1566mt) e dopo aver fatto l'Iseran queste quote appagano poco!

La prossima tappa è un passo serio: il Galibier (2645mt)! Per i ciclisti è mitico ma anche i motociclisti ne
apprezzano i pregi. La strada per arrivarci e molto bella anche se, essendo domenica, è un po' trafficata
(mai quanto lo Stelvio in periodo analogo!). L'asfalto è decente le curve belle ma la zavorrina controlla
le pieghe al decimo di grado... Salgo pianotto godendomi il paesaggio notevole che mi circonda.

Stavolta fare la foto al cartello è un impresa. Del resto loro hanno più diritto di me a stargli vicino!

Incomincia una nuova discesa verso il Loutaret. Nei tornanti o non c'è nulla oppure c'è un bel guardrail a
misura di motociclista! I paesaggi lasciano senza fiato e le foto non rendono giustizia.

Il ghiaccio de la Meije, dall'altra parte della montagna c'è la più estesa stazione europea di sci estivo, Le
Deux Alpes.

Ancora qualche chilometro e siamo al Col du Loutaret (2058mt).

Da qui in poi diventa tutta normale amministrazione. Passiamo Briancon senza fermarci, la bella fortificazione
non è per noi una novità ma se non ci siete mai stati vale una sosta. Torniamo infine in Italia attraverso il
Colle del Monginevro (niente di speciale, motociclisticamente parlando) e poi seguendo per Cesana e Ulzio
arriviamo all'autostrada Bardonecchia-Torino (la Cesana-Sestriere deve essere niente male da fare in moto, me
la tengo per un giro da queste parti senza zavorrina, se mai ci sarà!). Ci mettiamo i tappi e lascio il manubrio
a mia moglie che guida fino alla barriera di Chivasso sull'autostrada A4 che porta a Milano. Ci fermiamo in un
autogrill deserto sotto il caldo afoso ed infernale della pianura padana per prendere un caffè. Da li in poi
guido io fino a casa... la zetina va veloce, molto veloce, su una strada libera da tutor ed utenti. Alle 17
siamo a casa dopo 2 giorni e mezzo di viaggio, 995 chilometri e 11 passi alpini...
Il giro più bello dell'estate 2010!
P.S. Nota Touring Club: parte del giro, da St. Gervais les Bains a Briancon, sono una piccola tratta
della Route Des Grandes Alpes, giudicate
voi se vale la pena dedicargli 4/5 giorni per farla completamente da Thonon-les-Bains a Mentone!
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