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La giornata non è delle migliori con una nuvolosità in intensificazione da nord. Però voglio comunque volare e non c’è niente di più bello che concludere la giornata di lavoro con un bel volo all’aria aperta sul Tucano.

Alle 18 in punto faccio cadere fantozianamente la penna sulla scrivania e mi lancio in macchina dribblando il traffico di ritorno dei pendolari. Alle 19,15 sono al campo, 10 Km a sud di Lecco.

Intanto il meteo lentamente peggiora ma tuttavia la pianura è sgombra ed anche le cime delle montagne di manzoniana memoria sono ben visibili.

Apro l’hangar ed il Tucano è li davanti, non devo spostare nessun altro aereo. Domenica sono stato l’ultimo a volare, era tardissimo, le luci delle case già accese trasformavano la terra in una sorta di presepe. Da allora nessuno ha più toccato il mio aereo. In due minuti è fuori sul piazzale. I serbatoi sono al 75% e mi basterebbero per stare almeno 4 ore per aria. Visto l’approssimarsi del tramonto non ho più di 2 ore di luce per cui la benzina basta ed avanza.

Come al solito mi impongo di allontanare l’eccitazione prevolo ed incomincio con i controlli. Uno degli aspetti positivi del Tucano è la possibilità di controllare praticamente il 99,9% dell’aeroplano. Tutto è a vista, aste di comando, cavi, motore, e quindi tutto va rigorosamente controllato. Sono sempre un po’ scocciato quando finisco i controlli e non trovo nulla fuori posto. Mi viene il dubbio di non aver dedicato la massima attenzione a questa importante operazione.

La manica a vento è leggermente tesa ad indicare un vento costante da nord. Niente di speciale, soprattutto visti gli standard del campo che prevedono quasi costantemente turbolenze di ogni tipo a causa della conformazione orografica del terreno. Gli acquitrini, la terra e l’acqua del fiume creano ascendenze e discendenze di ogni tipo che si fondono dando vita ad un aria fortemente turbolenta. Inoltre la conformazione delle montagne agisce come un enorme venturi accelerando prima e rallentando poi il moto del vento.

Accendo il motore che ronza tranquillo dietro di me e mi avvio sulla testata 36 della pista. Controllo i magneti, temperature , pressione carburante ed un ultima volta il vento che continua a non rappresentare un problema. Si può partire. L’avrò fatto centinaia di volte, ma quando spingo la manetta ed il motore sale di giri provo un piacere quasi orgasmatico. L’aereo incomincia a muoversi e la velocità sale rapidamente. A 80Km/h do uno strappo deciso sulla barra ed il Tucano stacca le ruote da terra. Un’altra volta si è compiuto il miracolo del volo. Proseguo il decollo verso nord per poi virare a sud e seguire il corso del fiume Adda fino al bellissimo ponte in ferro di Paderno. Qui viro a destra per risalire verso nord in direzione Lecco, costeggiando dapprima le colline della Brianza e poi i monti sempre più alti che sovrastano il lago. Incomincio come al solito a fare quota. 2000, 3000, 4000, 5000 piedi sulla verticale di Lecco. Il Resegone li a due passi e la Grigna poco più a Nord sono troppo invitanti. Il cielo è sempre più coperto ma le montagne sono libere e verso sud la pianura è bene in vista. Decido di proseguire e fare il solito giro intorno alle due montagne per poi ritornare al campo.

Volare intorno alla Grigna con il Tucano da’ una sensazione di onnipotenza che mi riesce difficile descrivere. Quella montagna così estesa e cattiva con molti alpinisti e li ai tuoi piedi. Ti sembra di poterla toccare con un dito. Che bello volarle intorno mentre lei sembra che ti guardi!

Ma… una brutta sorpresa mi aspetta… mi trovo solo con il Tucano a 7000 piedi, sopra un manto candido di nuvole sotto di me e con poco più di un’oretta di luce. La sensazione è indescrivibile. Vorrei sparire, svegliarmi da questo brutto sogno. Mi do’ del pirla. Sempre così attento, così precisino, meteo, controlli pre-volo, checklist pure sul Tucano. E mi faccio fregare in modo così stupido. E’ la prima volta che la vedo proprio brutta. Mi sono sempre chiesto come avrei gestito una situazione difficilissima in aereo. Ho sempre letto avidamente le trascrizioni dei CVR sugli incidenti aerei e provato grande ammirazione per come i piloti gestivano con professionalità e freddezza le emergenze, anche quelle poi rivelatesi fatali.

Respiro forte e mi calmo, mi impongo la freddezza. Tolgo dalla testa il pensiero più fatale per una aviatore: avere fretta di atterrare, avere fretta di uscire da quella situazione difficile. Devo reagire ma reagire bene, non in modo confuso e sconclusionato. Avrò ca. 2000 piedi di aria fra la mia posizione e le nuvole e tutta la benzina che mi serve per poter ragionare in modo razionale e calmo. Mi manca solo una cosa:. il tempo! Non quello meteorologico, per brutto che sia, ma quello del trascorrere dei momenti che il cronometro sul cosciale scandisce regolarmente. Ci sarà luce ancora per poco. Non posso pensare di andare verso la pianura ed atterrare su un improvvisato alternato. Tutto intorno a me ci sono le cime delle montagne che conosco benissimo ed attraverso le quali potrei volare ad occhi chiusi. Se avessi avuto il CT2K con l’orizzonte artificiale avrei fatto un pensierino al fatto di bucare le nuvole e scendere sotto, anche se non ho nessuna preparazione al volo in condizioni IMC. Oppure a 250 Km/h avrei rapidamente raggiunto un campo lontano: l’aeroporto di Voghera o Mezzana Bigli dove sicuramente il cielo è scoperto e potrei atterrare senza problemi.

Ma con il Tucano non ci penso minimamente, troppo lento e niente orizzonte artificiale. Sulla destra intravedo la mia salvezza: un piccolissimo buco sotto il quale fa capolino il Lago di Lecco. Non perdo un istante. La decisione è presa. Tolgo motore e mi butto giù con lo sguardo inchiodato su quel buco e la speranza che non si chiuda. Avvicinandomi alle nuvole la visibilità scende. Ormai sono dentro con il variometro a fondo scala e la velocità al limite della VNE (150Km/h per il Tucano). Quanto è lento il Tucano! Il tempo non passa più. A quella velocità il cupolino non ripara più nulla ed il vento sferza il corpo e la testa spingendola indietro. Sono preoccupato per il motore. Malgrado la manetta chiusa l’aria convogliata sull’elica dalla velocità spinge il motore a oltre 3500 giri con il rischio di grippare a causa della scarsa lubrificazione (il Rotax 503 è un 2 tempi).

Penso alle cose che mi sono care, alla mia famiglia, ai miei figli, a quel bacio frettoloso che ho dato a mia moglie uscendo di casa la mattina per andare al lavoro. Adesso sarà in cucina a prepare la cena anche per quel disgraziato di suo marito che gli tocca condividere con il volo. Sono cosciente che la mia vita in questo momento è totalmente nelle mani degli elementi, del vento, dell’aria, delle nuvole. Di quegli elementi che io tanto amo. Se il buco si chiude sono morto. So anche che dal momento della chiusura avrei poco più di 120 secondi di vita (cosi’ dicono le statistiche) poi finirei inevitabilmente in vite così come ho letto in tanti report di incidenti aerei. Volo VFR in condizioni IMC!

Invece… tutto è bene ciò che finisce bene! Lo spessore dello strato è di qualche centinaio di piedi ed il buco rimane li fermo ad attendere il mio passaggio. Passo sopra Lecco intorno ai 4000 piedi in discesa, ed ora ho il campo in vista sulla sinistra dell’Adda. Prolungo come al solito il sottovento a 1500 piedi di quota per poi virare in base passando sopra ad una collinetta adiacente la pista. Motore a 3000 giri ed il Tucano plana tranquillamente a 80 Km/h verso casa sua. Durante il finale butto un’occhio al cielo e noto che … quel buco nelle nuvole attraverso il quale sono passato non c‘è più! Atterro dolcemente sulla pista in asfalto con un flare da manuale ed una toccata impercettibile. In 100 metri sono a velocità di rullaggio. Porto l’aereo all’Hangar, mi slaccio le cinture, tolgo il casco e scendo a terra. Sono euforico, le tempie mi pulsano ed il cervello mi da’ del pirla ad ogni istante ma sento di aver vinto la sfida con gli elementi. Volevano incastrarmi ma non ce l’hanno fatta! O vinto io, ma soprattutto ho posto le basi per non farmi più fregare in quel modo stupido. Contemporaneamente, come tutte le volte che scendo dall’aereo, non vedo l’ora di ripartire per una nuova avventura! Ma adesso mi aspetta la famiglia. Sarà per la prossima volta.

E poi dicono che il Tucano non sia un aereo serio…